Frank D’Arbo è il più sfigato degli sfigati: dopo una vita di umiliazioni l’unica gioia, sua moglie Sarah, gli viene soffiata da uno spacciatore. Ma Dio sente i suoi pianti e lamenti, gli apre il cranio e gli tocca il cervello con la punta delle dita. Dal giorno dopo comincia la sua missione per conto di Dio e diventa un super eroe, Crimson Bolt (la Saetta Cremisi! Questa traduzione mi piace) che sfonda i crani dei criminali con una chiave inglese. Gli obiettivi di Crimson Bolt derivano dalla sua semplice morale cristiana: non si spaccia, non si violenta, non si molestano i fanciulli e soprattutto non si salta la fottuta fila alla cassa.Al seguito anche l’aiutante Boltie, che si eccita
c
ome una matta quando gambizza criminali (presunti o no) investendoli con l’auto, oppure uccidendoli a graffi con i guanti in stile wolverine. Insomma, l’America e i suoi eroi self-made, un’estetica che viaggia tra super comics, i ritratti sfigati di Todd Solondz, e le vecchie serie televisive di Batman con tanto di KAPOW!, SPLATT!, BAM BAM!, che decorano le scene di violenza esilaranti e iconiche. Bene e male non esistono, c’è solo il delirio dell’individuo e i racconti che ciascuno di noi ha assorbito, esistono le tutine, i fumetti e il sangue. La redenzione per Frank non arriva attraverso l’ascesa da sfigato a uomo cool, piuttosto attraverso l’accettazione della propria inettitudine e l’acquisto di un coniglio domestico che riempia il vuoto d’amore. Impagabile la scena in cui Boltie, intepretata dalla maschiaccia Ellen Page, in preda a una trance erotica, stupra Frank/Crimson Boltie costringendolo a indossare la maschera purpurea.Siamo usciti tutti canticchiando la colonna sonora e il regista prima della proiezione ci ha detto "God Bless you all" e poi mi ha anche firmato un autografo.
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