ZONA CRITICA

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martedì 30 novembre 2010

KABOOM di Gregg Araki, Usa/Francia 2010


Tutto è partito semplicemente sfogliando il programma del festival. Il fatto che a farlo assieme a me
c’era una persona che nel cinema ci lavora, però, ha reso meno semplice l’operazione. Soprattutto
quando l’occhio è cascato su un titolo, “Kaboom” di Gregg Araki, e alla mia domanda “Chi?
Araki?” è seguita un’occhiata prossima al disprezzo della serie “Come sarebbe chi, razza di
ignorante?!”
Eccomi quindi armato della massima attenzione sotto lo schermo di quello che è stato definito
un “science fiction cyber thriller”. Il film parte ed è già disorientamento. Perché sembra a tutti gli
effetti un classico teen movie: tanta gioventù, tanta bellezza e tanto sesso (fatto, discusso, anelato);
ma al contempo ti aspetti l’imprevisto, qualcosa che giustifichi la definizione che accompagnava il
film.
Ed ecco che arriva, l’inatteso; o forse proprio ciò che si attendeva. Amanti, genitori e amici dei
ragazzi protagonisti si rivelano improvvisamente essere streghe e cospiratori in una lotta mondiale
tra sette segrete, in atto aldilà della superficie della realtà quotidiana. Tra una scena di sesso
e l’altra, non si sa cos’altro di strambo aspettarsi, quale nuovo ruolo misterioso e pericoloso i
personaggi riveleranno. Si ride ma ci si sente disorientati per come il regista abbia messo in piedi
una certa follia, una sorta di sfuriata cervellotica per immagini, che porta a un finale estremo. Il
boss di una delle sette ha davanti sé, proprio sulla scrivania, un pulsante rosso da premere. Se ciò
avvenisse, esplosioni nucleari ridurrebbero l’intero pianeta Terra in polvere.
E pensare che si era partiti da un adolescente innamorato del suo compagno di stanza. Anzi, prima
ancora dal programma del festival, e da chi stava accanto a me. Gli ho poi detto “Strano, questo
Araki”. Ha risposto “Ha fatto molto di meglio, comunque”. Ah, bene allora… ma questo l’ho
soltanto pensato. Ancora devo decidere se buttarmi nella retrospettiva.

Andreamaybe

1 commento:

  1. Non omettiamo di confessare che anche se ci ha fatto sorridere è un film pacchiano fino all'osso, signori censori!

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